Di Federico Niccolai.

E’ cominciata da pochi giorni la seconda serie di Gomorra uno dei prodotti televisivi più importanti e premiati del panorama televisivo italiano.

Trascinata dal successo incredibile della prima serie, le prime puntate della nuova hanno oscurato le migliori serie hollywoodiane come numero di visualizzazioni. Ma come spesso accade, a grande successo sono seguite grandi polemiche sopratutto sul valore morale trasmesso dai protagonisti. Ma vediamo le ragioni del successo. La serie è ben fatta, con una regia, quella di Sollima che confeziona un prodotto davvero di livello per la TV, livello eccellente già mostrato con la bellissima serie di Romanzo Criminale, regia che invece, nel cinema (Suburra e ACAB) ha mostrato qualche limite. Un bel mix di ritmo musiche e sequenze ottimamente girate confezionano un prodotto di livello, e di facile lettura che ottiene indubbiamente consensi da tutto il pubblico e che anche a livello internazionale possiamo giurare otterrà un grande successo.

Ma la vera forza della serie è la sceneggiatura di Saviano. Mentre la prima serie è praticamente ideata e scritta dallo scrittore, la seconda ne è un adattamento ma non per questo è meno attuale e potente. I personaggi, le storie, le vicende scavano all’interno dell’organizzazione camorristica, ne svelano i segreti le passioni le vicende i traffici le lotte insomma praticamente descrivono minuziosamente tutto un mondo criminale fin nei minimi dettagli. E questo viene fatto con un attenzione precisa e meticolosa nel costruire i personaggi, ove ognuno rappresenta un tassello dell’organizzazione con il preciso scopo di svelare le motivazioni e i meccanismi che muovono questo oscuro mondo. Da capo clan fino all’ultimo dei precari, come nella realtà, anche nella serie ognuno ricopre un ruolo preciso e funzionale allo scopo ultimo che è quello di far capire come stanno davvero le cose e sopratutto quello che accade a chi sceglie di vivere all’interno dei quel mondo. Anche la scelta degli argomenti delle varie puntate non è affatto casuale, ma affronta ognuna un argomento preciso, descrivendo i vari aspetti dell’organizzazione criminale. Si passa dal traffico internazionale, alle bande di ragazzini di Scampia, dall’ambiente carcerario alla corruzione dei politici, dai capi clan donna agli scissionisti, fino al richiamo espresso a fatti di cronaca realmente accaduti (Strage di Duisburg). Ed è qui che la mano sapiente e puntigliosa di Saviano emerge preponderante perchè ogni storia, ogni puntata, ogni personaggio finanche ogni dialogo è legato indissolubilmente alla realtà, in un modello dove la finzione recita la realtà dei fatti quale essa è.

E’ qui che nascono le polemiche, ma è qui la forza intrinseca della serie. Le cose stanno “accosì” come direbbe uno dei protagonisti, non c’è finzione che non sia realtà, non ci sono i buoni ma solo cattivi, non c’è redenzione non c’è pentimento ma solo ambizione e inganno, non c’è morale ma solo sete di potere e lotta per la sopravvivenza, insomma, c’è solo quel mondo, distante e spaventoso. Ma è proprio nell’assenza di morale, nella minuziosa descrizione di questo mondo così assurdo e spietato, che emerge il senso della serie, il suo vero significato: il crimine non paga, il crimine crea solo mostri e solitudine infinita. Altro che emulazione o apologia della violenza criminale, come hanno accusato molti moralisti, qui siamo davanti al suo contrario, qui siamo di fronte al male, che ci viene mostrato in tutto il suo orrore e in tutta la sua assurdità, anche a coloro che se lo ritrovano tutte le mattine davanti allo specchio e che ne vorrebbero fare un mito.

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