Di NC.

Il confessionale apre e chiude il film come un cerchio. Eddie Maddix ha un problema di tabagismo ma la vera preoccupazione per lui è che non esistono né il giorno né la notte. Eddie Maddix direttore della casa di produzione “Capitol Picture”, (nella realtà fu direttore della Mgm dal ’24 al 48) ne è al contempo il ‘fixer’ cioè gestisce tutte le magagne che potrebbero ottenebrare la fama degli attori. Siamo nella Hollywood degli anni cinquanta dove le majors la fanno da padroni e i registi appaiono come dei semplici registi teatrali che dirigono essenzialmente la recitazione. La produzione è legata allo star system e l’attore ha il suo ruolo in cui in genere resta relegato per contratti chiusi per cui la collocazione di un attore western in un dramma diventa problematica. Così la star del western entra come in un saloon e caracolla alla John Wayne traducendo le indicazioni del regista ‘sei attratto da lei e vedi la sua borsa nella hall’ “Okay: Sono in calore ma vedo la sua bisaccia nella hall”.

In questo panorama dove Eddie si sposta per gli studios, sempre tallonato dalla segretaria, si effettuano le riprese di Ave, Cesare! il tipico colossal dell’epoca e Clooney ne è la star.

I Coen si divertono a ricostruire la complessità dell’universo cinematografico come hanno già fatto molti in passato da Billy Wilder in Viale del Tramonto, a Truffaut in Effetto Notte e stuzzicano il  pubblico mandando clin d’œil su generi cinematografici e film che hanno fatto la storia del cinema: da Meliès (la Johansson sirena che emerge dalle acque) ai giochi acquatici alla Esther Williams ai musicall con Gene Kelly, passando per il demenziale dei Monthy Python e Mel Brooks per giungere all’apice: il grande maestro Hitchcock omaggiato nella scena del rapimento dove i rifermenti a Notorius sono evidenti. I Cohen sondano così la grande macchina del cinema: questo colorato circo in cui ognuno fornisce un prezioso contributo: dalla segretaria di edizione all’attore, allo sceneggiatore al regista.

Non manca il cammeo della sbalorditiva Frances McDormand che interpreta l’addetta al montaggio (premio Oscar in Fargo nonché moglie del regista Joel Coen) dove, in una seppure breve sequenza, come un musicista professionale, suona il pezzo brillantemente e se ne va.

Niente di nostalgico, i Fratelli Coen onorano un cinema che hanno amato e che conoscono alla perfezione, giocando attraverso i rimandi continui.  A rendere il film grandioso contribuisce un cast stellare: da George Clooney (ormai divenuto come Cary Grant per Hitchcock) a Josh Brolin (insuperabile nel ruolo di Maddix), Scarlett Johansson a Ralph Fiennes. Indimenticabile la solenne schiaffeggiata. Clooney è bravo si sa ma diretto dai fratelli registi supera sé stesso. Viene voglia di rivedere tanti vecchi film e di rivedere tutti quelli dei Coen, maestri indiscussi che possono permettersi di girare un gran metafilm sotto mentite spoglie di un film comico-demenziale. Ridiamo, ci deliziamo con i dialoghi sempre di altissimo livello e riflettiamo, come sempre con i Coen, che padroneggiano la strabiliante  fabbrica del cinema-ma ne sono anche stregati- per arrivare d’un fiato ad un finale commovente.

Un vero atto di amore verso il cinema. Non fosse mai che qualche regista italiano esordiente ne traesse ispirazione.  I Coen non sbagliano un colpo.

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