Di Federico Niccolai.

Alla fine del Festival di Cannes di quest’anno, il regista Xavier Dolan, vincitore del Premio della Giuria, commuove con un discorso splendido:

“Possiamo cambiare il mondo con i nostri sogni, possiamo far ridere e far piangere il mondo… I politici e gli scienziati non sono gli unici in grado di cambiare il mondo, ma anche gli artisti… Lo fanno da sempre. Non ci sono limiti alla nostra ambizione, eccetto quelli che poniamo noi stessi e che ci pongono gli altri. Penso che tutto sia possibile per chi sogna, osa, lavora e non si arrende mai e questo premio possa esserne la prova più splendente.“

Questo giovanissimo regista nato il 20 marzo 1989 è attualmente uno dei talenti assoluti del cinema moderno. Canadese, esordisce a sedici, dico sedici anni, con un film strepitoso, di una bellezza e profondità infinita “J’ai tué ma mère” (Ho ucciso mia madre) mostrando già tutto il suo immenso talento. Nonostante sia un attore bravissimo, lo ricordiamo in Martyrs e del bellissimo Elephant song, la sua vera dote naturale la mostra nella regia e dopo tre film bellissimi come “Les Amours imaginaires (2010)”, “Laurence Anyways (2012)” e “Tom à la ferme” (2013) nel 2014 con Mommy mostra a tutto il mondo il suo immendo e infinito talento. Girato in un formato più stretto di un 4:3 classico, costringe lo spettatore a concentrarsi sui volti dei protagonisti, sugli sguardi, sulle emozioni provocando fin da subito un immedesimazione personaggio – spettatore come raramente accade. Ma oltre questa grandiosa trovata, il genio del regista lega l’umore e i sentimenti del protagonista a questo tipo di inquadratura, in modo tale che il formato cupo e clastrofobico 1:1 si trasforma in un grandioso 16:9 nei momenti di gioia e di euforia, (pochissimi), ma che entrano direttamente nell’anima e nei sentimenti dello spettatore accompagnati da una colonna sonora bellissima, creando un empatia mai raggiunta prima. Oltre alla capacità di girare in un formato ridotto, dando spazio alle emozioni , questa trovata geniale mostra quanto talento ci sia in questo giovanissimo regista. Il cinema è immagine emozione empatia coinvolgimento e sogno e questo film ci regala tutto questo. La storia addirittura passa in secondo piano seppur bellissima, triste e coinvolgente. Il tema è quello del rapporto madre figlio, già trattato da Dolan nel suo primo lavoro e qui affrontato in modo meno personale e leggermente più distaccanto, anche se, in fondo, tutti i suoi sentimenti emergono chiari in tutta la loro forza dirompente, con un finale, che lascia in sospeso lo spettatore di decidere da che parte stare, di scegliere, di dare il suo giudizio finale.

Un film assolutamente meraviglioso nel quale sono condensati tutti gli ingredienti del cinema vero fatto di sentimenti e storie ma anche di tecnica, immagini e capacità di girare. Un film che infatti ha fatto incetta di premi in tutto il mondo e che purtroppo in Italia, come sempre, è passato un po in sordina, a causa di una distribuzione italiana che affossa sempre più il cinema, relegandolo a sottoprodotto culturale hollywoodiano e cinepanettoniano. Detto questo vi invito a vedere questo film, a piangere con questo film, a innamoravi di questo film e ovviamente del suo strepitoso Regista, Xavier Dolan, che sicuramente con il nuovo film, gran premio della regia a Cannes, ci delizierà con un altro capolavoro.

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