DI NC.

Questa volta la Marvel stupisce con un personaggio assolutamente non convenzionale. Deadpool, ispirato all’omonimo fumetto del 1991 creato da Fabian Nicienza e disegnato Rob Liefeld. I titoli di testa, su musiche melodiche tarantiniane, non sono che il preludio allo scatenarsi della tempesta. Tim Miller esordisce qui alla regia ma sono sue le sequenze di apertura di Millennium: Uomini che odiano le donne e di Thor: The Dark World e in effetti denota un certo talento per le ouverture: i titoli di testa anticipano la grande violenza delle prime scene. Ma anticipano anche il grottesco e lo splatter che pervade tutta la pellicola, funzionali ad attutire il colpo ad alcune immagini altrimenti insopportabili. Certo per una generazione abituata alla violenza dei videogiochi magari il sangue e i corpi lacerati passano in sordina ma è evidente che più di un paio di scene sono piuttosto forti.
Wade Winston Wilson è un mercenario dall’aria ironica e sorniona che “punisce” chi si comporta male ed è pagato per questo, ma quando per ringraziarlo gli viene detto: sei il mio eroe controbatte: non sono l’eroe di nessuno. Perfetto: un antieroe in piena regola, simpatico fin dalle prime battute e di battute lungo tutto il film ne fa davvero tante, un po’ sessiste, un po’ machiste, mai politicamente corrette, un vero mascalzone.
Tra flash back e flash forward attraversiamo la storia di Wade che, dopo aver messo a posto uno stalker, si reca in un pub di dubbia reputazione dove si organizzano scommesse su chi sarà il prossimo a morire: dead pool. In questo luogo improbabile Wade incontra Vanessa, una prostituta che pare perfino più tosta di lui (la bella Morena Baccarin che aveva già bucato lo schermo col suo sguardo nelle vesti della moglie di Brody nella serie Homeland). Colpo di fulmine e storia d’amore perfetta, i due sono pezzi di uno stesso puzzle dai contorni frastagliati perché entrambi non hanno certo avuto un’infanzia facile. Wade scopre improvvisamente di essere malato di tumore terminale e sente di perdere tutto ma compare un salvifico mago, come nelle migliori favole, che gli propone di sconfiggere il suo male tramutandolo in un potere da supereroe. Questa fabbrica di mutanti, i cattivi (ma trattandosi di un antieroe sono davvero cattivi?) inietterebbe nel suo corpo un gene che lo rigenera fino a sconfiggere il tumore ma ad un prezzo alto. In più la lunga lingua di Wade fa innervosire il mutante Ajax (il cui vero nome, non propriamente virile è : Frances) che si vendica su di lui rendendolo sì invincibile ma non più col faccino da ‘reginetto del ballo’.
Ecco la maschera, rossa, così il sangue non si vede più ed ecco la vendetta.
Deadpool è l’eroe che aspettavamo: pungente, autoironico, impudente e si prende perfino gioco della Marvel stessa che esibisce sempre i soliti due mutanti nella casa-scuola di Xavier perché non aveva abbastanza soldi per pagarne altri (eppure nei titoli di testa il regista è troppo pagato!). Wade cita Star Wars, Liam Neeson, Freddy Krueger; Stallone in Cobra; Wolverine. Deadpool fa girare la testa allo spettatore che cerca continuante di seguirlo nei suoi deliranti monologhi e citazioni. Questo eroe che gira con le katane in spalla è una voragine ma in fondo è un nerd e le sue battute da spogliatoio lo fanno somigliare al compagno di banco che continui a ricordare per le freddure infelici o troppo volgari. Anche se la musica viene interrotta per guardare in camera e dire la sua alla fine, il redivivo Wade, che rinasce dalle proprie ceneri, proprio come la fenice, cambia faccia ma rimane un supereroe che lo voglia o no. Forse il più simpatico della Marvel perché è veramente un chiacchierone, uno che straparla, estremo, una scheggia impazzita ma è anche un uomo che ama la sua donna e torna dall’inferno per riaverla.
Dopo i titoli di testa autoironici non può mancare, in quelli di coda, la strizzata d’occhio a Matthew Broderick, altro logorroico nerd che in La pazza giornata di vacanza, con indosso l’accappatoio, guarda in camera, rompendo la quarta parete, e caccia gli spettatori perché il film è finito.